Blog di Egidio Papetti
Storie della Bibbia e altre storie più recenti
sabato 17 ottobre 2026
LA TETRA ACCOZZAGLIA DI TRAVAGLIO
OGGI SUL "FOGLIO" GIULIANO FERRARA PUBBLICA IL SEGUENTE ARTICOLO:
CONTE ETERO DIRETTO DALLA TETRA ACCOZZAGLIA DI TRAVAGLIO è destinato a essere testardamente disunitario
C’è un giornale che lavora per Conte, spinge Conte, vota Conte, e dileggia Schlein, detesta i riformisti del Pd, danna e insegue con malagrazia Matteo Renzi, odia Calenda. Opinioni, si fa per dire, abbastanza naturali per chi ha parteggiato per Grillo, ma anche per un poverello politico come Antonio Ingroia, e sempre per tutte le avventure della magistratura ideologicamente manettara e politicizzata, da Scarpinato a Gratteri, da De Magistris al pregiudicato Davigo, gente troppo linda per passargli le carte sebbene troppo furbetta per astenersi dal farlo. Chissà. E’ un giornaletto a suo modo rivoltante e divertente, privo di gusto e di senso per la politica, convinto che Berlusconi fosse un mafioso e uno stragista, devoto al sensazionalismo e allo scandalismo, prostrato ai piedi di Putin, odiatore di Zelensky e degli ucraini resistenti.
E’ in osmosi con le peggio testoline del genocidio ebraico in Palestina, per quel giornale, di professione ruffiano dell’opinione pubblica indignata, tutti gli uomini delle istituzioni, da Mattarella amico della Minetti in giù, a parte i sodali giustizialisti e appunto un Conte, sono una manica di ladri e profittatori o facilitatori dei suddetti malacarne. Cosa non si fa per vendere e vendersi al miglior offerente nel mercato del banale e del corrivo e dell’ovvio.
Il punto è che quel giornale detta la linea a Conte, è un’ipoteca vischiosa permanente sul campo largo, un soggettone da elezioni primarie a fumetti, capace di avvelenare tutti i pozzi e impedire a ogni costo una soluzione decente della contesa sui punti dolenti della guerra in Europa, della rinascita dell’antisemitismo, di un pacifismo non intriso di paura e di spirito di resa al più forte. I giornali sono meno influenti di una volta sulla politica, così come la politica è meno influente di una volta sui giornali.
Ma l’ortodossia opportunista con la quale i giustizialisti fanno da mosca cocchiera al leader degli ex grillini, il modo studiato e pertinace con cui lo spingono allo scontro con gli elettori di sinistra più affini per storia e prassi alla democrazia italiana, nei suoi difetti e nelle sue virtù, il disprezzo che affettano verso tutto quel che sa di riformista, di socialdemocratico, di liberale, la sistematicità dell’azione guastatrice nella scelta dei bersagli da crocifiggere e della leadership del Pd da colpire e affondare senza pietà, tutto questo è un bell’ostacolo sulla via della unificazione di un campo politico esteso e competitivo con il centrodestra, unificazione perseguita con spirito testardamente unitario da chi oggi guida il partito. Bettini, che a quel giornale offre sé stesso come una garanzia, come fanno tutti quelli che non amano essere messi in discussione da gente senza scrupoli, ha proposto un lodo sull’Ucraina, quello delle armi difensive, che ha semplicemente del grottesco.
Si dà da fare anche il direttore del manifesto, quotidiano di razza, tradizione elegante, se vogliamo una punta noioso, ma con un suo stile. Si moltiplicano insomma quelli che ci terrebbero a non disperdere il senso e il valore di un’esperienza e pratica di opposizione coeva al governo e alla maggioranza della stabilità. Hanno un punto dalla loro, ma finché Conte si lascia eterodirigere dall’accozzaglia dei putiniani e dei manettari, non vedo dove possano andare a parare gli honest broker destinati a essere sconfitti dal super broker.
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