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sabato 15 agosto 2026
UN "PD PRIDE"
Il giornalista Mario Lavia sul giornale digitale LINKIESTA di Venerdì scorso, pubblica un lungo articolo nel quale ipotizza che nelle giornate di Settembre a Reggio Emilia, la segretari Elly Schlein rivendichi al Pd il patrimonio storico del vecchio PCI, infatti scrive:
"Viene fuori, nella calura di questo periodo, un orgoglioso auto-racconto da parte del Pd, del suo gruppo dirigente, dei suoi militanti, degli ambienti intellettuali e giornalistici che simpatizzano, un “Pd pride” che è maturato, psicologicamente, in reazione al protagonismo politico di Giuseppe Conte, il grande alleato ma soprattutto il grande rivale che può umiliare la leader del Partito. Dinanzi allo spregiudicato dinamismo dell’avvocato che troppo spesso finisce per dettare la linea, il Partito democratico reagisce con il riflesso antico che ha ancora una sua forza, il richiamo all’identità, come a dire: lui è una persona, noi siamo una comunità. Cioè, non reagisce con la politica ma con le suggestioni.
Ci sarà un momento specifico del “Pd Pride” e cioè la Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia programmata dall’1 al 13 settembre ed è presentata come il luogo dal quale dovrebbe partire l’alternativa alla destra. Il messaggio che verrà dalla Festa nazionale dunque sarà semplice: Elly Schlein può battere Giorgia Meloni.La storia del comunismo italiano torna a essere, almeno in parte, un patrimonio da rivendicare".
Il tutto mi sembra, in chiave di un richiamo al PCI di Berlinguer.
Mi permetto di fare qualche chiosa a queste intenzioni del PD/PCI. Innanzitutto ricordare che nella cosidetta prima Repubblica il PCI non ha mai vinto le elezioni politiche nazionali. Inoltre, quando Berlinguer ha abbandonato la linea del Compromesso storico, dopo l'assassinio di Moro, si è aperta la lunga stagione dei governi Craxi e la lenta involuzione della DC culminata con lo scioglimento decretato dal segretario nazionale: Mino Martinazzoli.
Achille Occhetto segretario nazionale del partito,dopo avergli cambiato il nome in PDS (partito democratico di sinistra) approntò quella che lui chiamò "la gioiosa macchina da guerra" per battere Berlusconi e fu clamorosamente sconfitto.
Il PD fondato da Veltroni, a vocazione maggioritaria, vinse due volte le elezioni politiche nazionali con Romano Prodi capo del governo, che non era un ex comunista. Lo stesso Dalema diventò primo ministro, dopo il tradimento di Bertinotti, che tolse la fiducia a Prodi, e nelle elezioni politiche che seguirono dopo, il PD fu sconfitto.
L'Ex comunista Bersani si presentò alle elezioni nel 2013, ma fu sconfitto e svillaneggiato pubblicamente da Grillo. Più nessun ex comunista ebbe l'incarico di primo ministro, infatti Renzi era ex democristiano, Monti era liberale e Draghi fu un governo istituzionale.Gli italiani non amano i comunisti.
L' idea che sta coltivando la segretaria Schlein potrebbe avere qualche probabilità di successo se fosse accompagnata dalla proposta di una legge elettorale proporzionale, con sbarramento e con preferenze. In tal modo metterebbe fine alla fittizia unità del PD e alla fittizia unità/confusione del cosidetto campo largo. Tutti dovrebbero fare i conti col proprio elettorato e finalmente chiarire la propria linea politica, ammesso che ce l'abbiano. Non è certamente un programma di governo, ma quello non c'è nemmeno adesso. Però farebbe chiarezza nella confusione attuale. Auguri
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