venerdì 9 gennaio 2026

Levitico e Numeri (Seconda parte)

 

III   I NUMERI, UN LIBRO PONTE?

(seconda parte)

    Contrariamente agli altri libri della torah, il libro dei Numeri non presenta una struttura evidente: Di conseguenza, un numero di lavori recenti si sono dati per compito di scoprire i principi organizzativi del libro o di una delle sue parti importanti (cfr in particolare D. Olson, M. Douglas, O. Artus, Won W. Lee). Queste ricerche d'ordine sincronico rivelano nello stesso tempo un problema diacronico. Come Noth, aveva già chiaramente capito, non si può apparentemente applicare qui il modello redazionale che sembra funzionare in altre parti del Pentateuco. Nel suo commentario del libro dei Numeri, Noth fa osservare che il libro stesso non suggerisce in alcun modo un modello di documento parallelo, ma piuttosto una sorta d'ipotesi dei frammenti. Egli osserva anche che i capitoli Num 27-36 appartengono agli ultimi stadi dell'edizione del Pentateuco, e che questi sono stati aggiunti successivamente al libro. Queste due osservazioni sono pertinenti; esse portano alla conclusione che il libro dei Numeri è l'ultimo insieme della Torah ad aver preso forma, ciò che oggi è accettato da un grandissimo numero di ricercatori.

 1 Le leggi supplementari nel libro dei Numeri

    L'introduzione del libro mostra chiaramente che i suoi editori hanno voluto segnalare una differenza tra le leggi precedenti e quelle che si trovano in Numeri.

   Lev 27,34: “Questi sono i comandamenti che Yhwh prescrisse a Mosè per i figli d'Israele sul monte Sinai”.

   Num 1,1: Yhwh parlò a Mosè nel deserto del Sinai nella tenda del convegno”.

Mentre i precetti del Levitico sono stati dati a Israele sul monte Sinai, i precetti del libro dei Numeri sono comunicati nel deserto. Questa rottura nella localizzazione suggerisce che le leggi dei Numeri non sono collocate sul medesimo piano delle istruzioni contenute nella rivelazione sinaitica.

Si può infatti dimostrare che le leggi contenute in Num 1-10 sono complementari alla legislazione sacerdotale o deuteronomica e avrebbero potuto essere inserite nei libri dell'Esodo, del Levitico e del Deuteronomio. L'esigenza di allontanare dal campo ogni persona “lebbrosa” (5,1-4) è complementare a Lev 5,14-26; l'ordalia in caso di sospetto adulterio (5,11-31) rappresenta una specie di supplemento alle leggi sull'adulterio in Dt 22,13-29, anzi un'interpretazione di Lev 20,10 che prevede la pena di morte. La legge sul nazir in Num. 6 non ha altri equivalenti nella Torah. (solo Giudici 13,5.7; 16,17; 1Sam 1,22; Amos 2,12 menzionerebbero dei Nazirim). Num 6 vuole dunque precisare lo statuto e i doveri di queste persone prendendo a prestito delle prescrizioni indirizzate ai sacerdoti in Lev 10,9; 21,5-11; le leggi di purificazione in 6,13-20 si basano su Lev 12-15. Le offerte per la dedicazione del santuario in Num 7 si inscriverebbero in modo più logico tra Esodo 40 e Lev 8-9 (Num 7,11 rinvia d'altra parte esplicitamente a Es 40, mentre l'ultimo versetto, 7.89, fa allusione a Lev 9. Le prescrizioni sul candelabro in Num in 8,1-4 avrebbero dovuto trovarsi dopo Es 25,31-39 o 37,17-24. Le istruzioni per la consacrazione dei Leviti in Num 8,5-26 avrebbero potuto essere inserite dopo Lev 8-9 (consacrazione dei sacerdoti). L'abbassamento dell'età d'entrata in funzione a venticinque anni (Num 8,24) è una correzione di Num 4,3. 23.30 dove l'età prevista è 30 anni. Num 9,1-14, finalmente, contiene delle prescrizioni supplementari circa la festa di Pasqua, per il caso in cui qualcuno si trovi in situazioni d'impurità o in trasferta, precisazioni che si sarebbero dovute leggere dopo Es 12. Questo breve percorso mostra che il raggruppamento delle prescrizioni complementari nella prima parte del libro dei Numeri non può spiegarsi che attraverso il fatto che i libri dell'Esodo e del Levitico e del Deuteronomio erano già “chiusi” e non potevano più accogliere nuove aggiunte alla Torah. La stessa osservazione si applica alle prescrizioni dell'ultima parte del libro; il caso sembra un po' differente per le leggi integrate nel ciclo delle ribellioni, che rivestono una funzione quasi “halachica” in relazione ai racconti che esse accompagnano.

 2 Il ciclo delle ribellioni in Num 11-20 e l'origine della tradizione delle rivolte nel deserto

  Un certo numero di tradizioni narrative sul soggiorno nel deserto e l'occupazione della Transgiordania in Num 11-21 hanno dei paralleli, sia in Es 16-18 sia in Dt 1-3, il che pone la domanda difficile e vivamente discussa della dipendenza letteraria di questi racconti. Senza riprendere in dettaglio questo dossier, si può innanzitutto sottolineare che Dt 1-3 non riporta nessun episodio di ribellione nel deserto, a parte il racconto del popolo che si rifiuta di conquistare il paese (Dt 1,9s) Num 13-14, il quale sembra piuttosto legato alla tradizione dell'occupazione della Transgiordania. Ciò significa che Dt 1-3, il cui strato di base appartiene all'edizione del libro del Deuteronomio all'epoca babilonese, non menziona o non conosce tradizioni negative del soggiorno del popolo nel deserto. Nel ricordo del deserto in Dt 8 questo non appare ancora come un tempo di rivolta, ma come un tempo un tempo di messa alla prova. Thomas Dozeman ha dimostrato che i ricordi del tempo del deserto nel libro di Osea non presupponevano la tradizione negativa del Pentateuco ma che l'utilizzo metaforico del deserto era il punto di partenza di elaborazioni narrative ulteriori. Nello stesso senso, Geremia 2,1-3 conosce una tradizione positiva del deserto, luogo dell'amore perfetto tra Yhwh e Israele.

   Come io ho provato di dimostrare altrove, anche il racconto nel deserto di Es 15,22-18,27* hanno, nella loro forma primitiva, una visione positiva. Essi insistono sulla protezione di Yhwh in favore del suo popolo, senza che siano in questione rivolte di quest'ultimo. Anche l'introduzione di 15,22-27, chiaramente post-sacerdotale nella sua forma attuale, essa contiene – secondo l'analisi di Erik Aurelius – una eziologia più antica della località di Mara (vs 22-23.27), non legata a delle rivolte del popolo. Quanto al racconto sacerdotale della scoperta della manna da parte del popolo in Es 16, è stato riconosciuto da molto tempo che l'accusa della disobbedienza del popolo di fronte alle leggi divine (vs 28-29) costituisce un'interpolazione in stile dtr, interrompendo il racconto sacerdotale (vs 27.30).  Le lamentele del v 2 non sono in origine comprese come rivolte, ma come mezzo per sottolineare il bisogno di cibo. L’interpretazione dell’insoddisfazione del popolo come rivolta, al v 3, è chiaramente secondaria e il racconto primitivo di Es 16, la cui ricostruzione esatta resta difficile, non costituisce quindi in nessun modo una storia di rivolta. L'analisi di Es 17, 1-7* porta allo stesso risultato: la narrazione primitiva racconta come Dio ha dato da bere al suo popolo dopo averlo nutrito. I racconti di Es 15-17 riflettono dunque innanzitutto, come Osea e Geremia, una tradizione positiva della relazione tra Yhwh e Israele durante il soggiorno nel deserto. La trasformazione di questi testi in racconti di rivolta, e anche se questi costituiscono il cuore narrativo di Numeri, non si verifica che verso la fine del quinto secolo prima della nostra era. Bisognerebbe certo analizzare anche i riferimenti alle rivolte in certi Salmi e “riassunti storici” (in particolare: Giosuè 24,7; Neemia 9,19-21; Salmo 78,15-41; Salmo 95,8-11; Salmo 105,40-41; Salmo 106,13-15), ma questi testi non sono mai datati prima dell'epoca persiana.

  I racconti di rivolta sono riuniti in Num 11-20, la morte di Miriam e di Aronne in Num 20 segnando una prima conclusione. La narrazione del serpente di rame (21,4-9), che non contiene altre rivolte precise ma una messa in dubbio dell’Esodo, è stato senza dubbio concepito dopo come conclusione delle rivolte precedenti, benché si trovi all'interno dei racconti di conquista. Il racconto di Baal-Peor in Num 25 non è più un racconto di rivolta ma un racconto d'apostasia, situato nel paese di Moab.

   Il ciclo della rivolta è strutturato in modo concentrico:

Num 11, 1-3 introduzione e riassunto: Collera di Yhwh e intercessione di Mosè

11,4-34: nutrimento: rivolta di Mosè contro Yhwh

12: rivolta contro Mosè

13-14 rivolta contro il progetto divino (conquista, ritorno in Egitto, intercessione di Mosè)

16-17 rivolta contro Aronne

20, 1-13 acqua; rivolta di Mosè (e Aronne) contro Yhwh

Num 21,4-9 conclusione: rivolta contro Mosè e Dio; intercessione di Mosè.

   L'introduzione (11,1-3) come 21,4s, insiste sull'intercessione di Mosè, il quale si trova anche al centro della composizione. 11,4s e 20,1s si fanno eco; Il motivo delle rivolte è legato al cibo, anzi alla mancanza d'acqua; nei due testi, Mosè si rivolta inoltre contro Yhwh, in Num 11 in modo esplicito, in Num 20 in maniera implicita. Num 12 riporta la messa in discussione dell'autorità di Mosè, mentre Num 16-17 descrive la contestazione del sacerdozio aronnideo. Questi racconti fanno da cornice a Num 13-14, dove il progetto stesso dell'esodo e della conquista è rigettato dal popolo. La narrazione degli esploratori gioca così un ruolo centrale per l'intelligenza del libro dei Numeri, sia sul piano sincronico ehe sul piano diacronico (Achenbach parla d'un testo-chiave per la redazione del Pentateuco). Si potrebbe forse raggiungere un certo consenso intorno all'idea che questo ciclo è un prodotto dell'epoca persiana. E che riflette dei conflitti legati all'organizzazione politica e cultuale del giudaismo nascente. I racconti di contestazione di Aronne legittimano il potere sacerdotale, allorché altri racconti sembrano voler affermare la superiorità di Mosè in rapporto ad Aronne, e così limitare il potere del sacerdozio. Sul piano letterario, Num 11-20 crea un ponte tra il Sinai e la proclamazione del Deuteronomio nelle steppe di Moab. Da una certa maniera, l'insistenza sulla disubbidienza del popolo (e talvolta anche dei suoi capi) anticipa un tema centrale della storia deuteronomista, che, dopo la decisione di stampare un Penta-anzi un Esateuco, non faceva parte del documento fondatore.

  Come si spiega la formazione di questo ciclo?

 3 Quale modello redazionale per il libro dei Numeri?  

   Nel suo rendiconto delle pubblicazioni recenti sul libro dei Numeri, Ludwig Schmidt sottolinea deluso che non ha importanza quale teoria sulla formazione del libro possa essere apparentemente difesa oggi: la situazione gli sembra più che caotica. Mi sembra che si possa sdrammatizzare. Grosso modo, tre modelli sono possibili: (a) la teoria documentaria, (b) una teoria di più redazioni tardive, (c) un modello di “aggiornamenti” e supplementi successivi, quello che Noth aveva già considerato. Il primo modello si scontra a mio avviso con troppe difficoltà, in particolare nella ricostruzione delle antiche fonti e nella messa in discussione della presenza di testi P nel libro dei Numeri. Il secondo modello è stato recentemente difeso da Achenbach che vede – seguendo Otto – il libro dei Numeri come il risultato di una redazione dell'Esateuco, la quale sarebbe stata in seguito corretta da una redazione del Pentateuco. Le due redazioni che intervengono anche negli altri libri del Pentateuco e che integrano talvolta delle tradizioni più antiche (come Num 13-14*; 21*), cercando di adattare il documento sacerdotale al libro del Deuteronomio (e al libro di Giosuè). La specificità dei Numeri si situa – secondo Achenbach – nell'intervento di tre revisioni teocratiche all'origine della maggior parte dei materiali contenuti in Num 1-10 e 26-36 e che creano così il “libro” dei Numeri. Questi redattori cercano di imporre una organizzazione ierocratica alla comunità del Secondo Tempio, sotto il governo del Sommo Sacerdote, rappresentato in Num dalla figura di Eleazaro. Il lavoro di Achenbach ha il merito d'aver preso in conto la totalità del libro e di proporre una teoria globale per la sua formazione. Mi sembra tuttavia che questa teoria sia talvolta applicata in maniera troppo rigida, e che essa dovrebbe essere modificata lasciando maggior spazio a degli interventi puntuali e ai supplementi che non possono essere attribuiti a uno strato redazionale che copre l'insieme del libro, anzi del Pentateuco o dell'Esateuco.

  Noi abbiamo già visto che l'organizzazione delle leggi in Num 5-10 può essere spiegata mediante aggiunte successive. Allo stesso modo, certi racconti non si lasciano per niente qualificare da “redazione dell'Esateuco” o da “redazione del Pentateuco”. Mi sembra che la narrazione della infusione dello spirito di Mosè sui 70 anziani in Num 11, sia un racconto abbastanza unico nel libro dei Numeri, prossimo agli ambienti profetici, carismatici dell'epoca persiana (cfr Es 44,3; Ez 36,27; 39,29; Gioele 3,1-2). Questo racconto che rivendica una “dimostrazione” della profezia è stato prontamente corretto in Num 12, che stabilisce una differenza qualitativa tra Mosè e tutti i profeti (12,6-8); questa affermazione prefigura in effetti Dt 34,10-12, versetti che possono essere attribuiti a un “redattore del Pentateuco”. Ma, nello stesso tempo, Num 12 mediante Mosè e come in Gen 37ss legittima i matrimoni misti, facendosi così portavoce degli interessi della diaspora.

Lo stesso per la pericope di Balaam che contiene degli oracoli a forte tenore escatologico non corrisponde per niente alle preoccupazioni dei redattori rilevati da Achenbach. Sarebbe senza dubbio più giudizioso attribuire l'inserzione di Num 22-24 ad un altro ambiente.

   Gli ultimi capitoli del libro fanno ugualmente pensare a degli aggiornamenti successivi. Secondo Acherbach, la prima redazione (quella dell'Esateuco) si conclude in Num 25,1-5, e avrebbe così fatto il legame, mediante Baal-Peor, con il Deuteronomio (cfr Dt 3,29; 34,6) e, mediante Sittim, con Giosuè 2,1. Ma, Acherbach deve ammettere che gli manca la fine primitiva del racconto, che sarebbe stata perduta dopo l'aggiunta dei versetti 6s, da un redattore teocratico. Questa teoria appare assai speculativa e ci si può chiedere se non ci siano state durante la formazione del libro più edizioni che offrivano finali differenti. Num 27, 12-13 (l'insediamento di Giosuè e l'annuncio della morte imminente di Mosè) potrebbero costituire una prima conclusione del libro. Questo testo prelude a Dt 31* che lo corregge; i due racconti dell'insediamento di Giosuè fanno da cornice quindi al testamento di Mosè. Lo stesso, l'itinerario di Num 33,1-49 ricapitolando il percorso del popolo del popolo fino all'arrivo nelle steppe di Moab dove il libro del Deuteronomio colloca il discorso di Mosè, potrebbe essere stato aggiunto più tardi per concludere un libro dei Numeri allargato. L'aggiunta di Num 36, che ritorna sulla questione delle figlie di Zelofcad, conferma l'idea di aggiunte successive giacché questa attualizzazione di di Num 27 non è stata collocata direttamente dopo il testo al quale essa si riferisce. La conclusione definitiva in 36,13 riprende la fine del Levitico, aggiungendo solo la localizzazione nelle steppe di Moab.

   Bisognerebbe, per tutte queste ragioni, ammettere una certa quantità di attività editoriali limitate al solo libro dei Numeri. E ciò soprattutto se, al momento della nascita del libro, Gn-Lev e Dt avevano già acquisito uno statuto protocanonico.

 LEVITICO E  NUMERI NEL DIBATTITO ATTUALE SUL PENTATEUCO

   Un altro cantiere aperto è quello delle origini delle differenti tradizioni del libro dei Numeri. Mi sembra pure che l'idea di rivolte continue del popolo nel deserto, non sia un dato tradizionale ma, che sia stato creato dagli autori del libro a partire da una tradizione positiva dell'incontro tra Yhwh e Israele. Il solo racconto “tradizionale” è quello degli esploratori in Num 13-14, originariamente legato alla tradizione d'una conquista, più precisamente l’occupazione della parte Nord della Transgiordania di cui parlano i racconti doppiamente trasmessi in Num 20,14s; 21,10s; e in Dt 2,1-3,1. La visione tradizionale secondo la quale DT 2-3 riassume i racconti di Num non può essere mantenuta ma, è ugualmente difficile rovesciare la relazione di dipendenza, cme ha dimostrato Dozeman nella sua discussione su Num 20-21 e Dt 2-3. Dietro a questi racconti si trova forse una collezione di leggende relative alla conquista d'una parte della Transgiordania sotto la direzione di Mosè, alle quali si sono ispirati dapprima gli autori di Dt 2-3, dopo i redattori di Num 20s. È possibile che l'espressione “rotolo delle guerre di Yhwh” (Num 21,14) faccia allusione a una di quelle collezioni di racconti. Nel libro dei Numeri, la serie delle vittorie d'Israele inizia curiosamente all'interno della terra promessa, ad Arad (Num 21,1-3) anzi nel Negev. Questa idea è contraria all'ideologia dtr secondo la quale la conquista della Cisgiordania non può iniziare che dopo la traversata del Giordano. La data e la provenienza di questa notizia sono difficili da determinare. Essa interrompe chiaramente (con 21,4-9) il filo narrativo che va dalla morte di Aronne, in 20.22-29. a 21,10s e non è attestata in Dt 2-3, contrariamente alle operazioni trangiordaniche di Mosè delle quali si discute in Num 20,14-29 e 21,10-35. Si può allora pensare che il passo di Num 21,1-3 conservi la tradizione d'una conquista di Mosè nel Sud della Giudea, a meno che non si tratti semplicemente d'una costruzione letteraria destinata a correggere la sconfitta militare di Corma in Num 14,40-45. Non c'è alcun dubbio che gli autori e i redattori dei Numeri hanno conosciuto più tradizioni di quelle che riportano in dettaglio. L'esempio migliore è l'allusione alla moglie etiopica di Mosè in Num 12,1, che riflette apparentemente una leggenda popolare della diaspora egiziana sulle imprese di Mosè in Etiopia. Ma questo dossier non può essere aperto qui.

  Benché il libro dei Numeri sia lontano dall'aver rivelato tutti i suoi segreti, la ricerca recente, ha nondimeno riscoperto l'importanza decisiva per l'intelligenza del Pentateuco, o per dirla con Douglas: “Numeri completa gli altri libri (del Pentateuco) presentando un coerente mitico sfondo per la situazione politica di Giuda dopo l'esilio”.

 IV CONSEGUENZE PER IL DIBATTITO ATTUALE SULLA FORMAZIONE DEL PENTATEUCO

   Per concludere, amerei sottolineare molto brevemente tre punti che meritano una discussione.

 Della relativa indipendenza dei rotoli del Pentateuco

   È già stato sottolineato che la ripartizione della Torah in cinque libri non è semplicemente dovuta a delle considerazioni pratiche. Contrariamente ad una opinione molto diffusa, bisognerebbe porsi la domanda di sapere se la divisione in libri ha veramente costituito una delle ultime operazioni che hanno presieduto la nascita del Pentateuco. È possibile che l'ultima parte dello scritto sacerdotale (Lev 1-16*) sia stato scritto subito su un rotolo a parte, rotolo all'origine del libro del Levitico. È anche possibile che il Deuteronomio sia stato consegnato su un libro indipendente o su un libro che raggruppava Deuteronomio e Giosuè. Bisogna allora domandarsi se Numeri non sia stato concepito subito come l'ultimo libro del Pentateuco, permettendo di gettare un ponte tra Gen -Lev e Dt. Questa rappresentazione, secondo la quale la Torah sarebbe esistita fin dall'origine sotto forma di diversi rotoli, potrebbe rimettere in discussione la necessità di spiegare la formazione della Torah con l'aiuto di un modello unico.

 2 Della diversità dei modelli diacronici  

   Si sa che la teoria documentaria è stata sviluppata a partire dallo studio della Genesi e dalla prima parte dello studio dell'Esodo. In questi insiemi, la teoria di una combinazione di uno scritto sacerdotale con altri documenti sembra essere adeguata (c’è d'altra parte un certo consenso nella ricostruzione dello scritto sacerdotale in Gen – Esodo). Questo modello sembra meno pertinente per spiegare la pericope del Sinai e soprattutto il libro del Levitico. Qui bisognerebbe lavorare con una teoria dei complementi spiegando la formazione dei libri nel quadro di riedizione interne all'ambiente sacerdotale. Questo stesso modello si applica senza dubbio al Deuteronomio nel quadro d'un lavoro di scrittura della scuola deuteronomista. Il libro dei Numeri chiama il modello diacronico il più complesso, mettendo insieme una teoria dei frammenti e degli “aggiornamenti” puntuali con un modello redazionale - secondo il quale gli ultimi redattori del Pentateuco (anzi dell'Esateuco) – non sono semplicemente dei compilatori e archivisti ma, dei creatori e teologi, preoccupati di fare in modo che la Torah diventasse lo scritto fondatore di tutte le correnti del giudaismo nascente.

 3 Dei libri da incontrare  

      Il Levitico e i Numeri sono i due libri nei quali si esprime più chiaramente la specificità della Torah in rapporto agli altri codici e documenti del Vicino- Oriente antico. In questi libri prima di tutto, delle prescrizioni rituali, cultuali ed etiche diventarono letteratura. Le attualizzazioni di testi o di tradizioni più antiche sono peraltro esse stesse aperte a nuove interpretazioni. Ancora, è nel libro dei numeri che il Pentateuco trova il suo vero compimento: la cucitura delle leggi e dei racconti sottolinea il doppio insegnamento della Torah, mediante la narrazione e i comandamenti. Il riscontro di differenti opinioni teologiche nel medesimo rotolo rivela finalmente il senso profondo della Torah: dare un fondamento comune senza imporre una ideologia uniforme.

 Thoma Romer

Facoltà di Teologia

Università di Losanna

Svizzera

Traduzione Egidio Papetti

 

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