III I NUMERI, UN LIBRO PONTE?
(seconda
parte)
Contrariamente agli altri libri della torah, il libro dei Numeri non
presenta una struttura evidente: Di conseguenza, un numero di lavori recenti si
sono dati per compito di scoprire i principi organizzativi del libro o di una
delle sue parti importanti (cfr in particolare D. Olson, M. Douglas, O. Artus,
Won W. Lee). Queste ricerche d'ordine sincronico rivelano nello stesso tempo un
problema diacronico. Come Noth, aveva già chiaramente capito, non si può
apparentemente applicare qui il modello redazionale che sembra funzionare in
altre parti del Pentateuco. Nel suo commentario del libro dei Numeri, Noth fa
osservare che il libro stesso non suggerisce in alcun modo un modello di
documento parallelo, ma piuttosto una sorta d'ipotesi dei frammenti. Egli osserva
anche che i capitoli Num 27-36 appartengono agli ultimi stadi dell'edizione del
Pentateuco, e che questi sono stati aggiunti successivamente al libro. Queste
due osservazioni sono pertinenti; esse portano alla conclusione che il libro
dei Numeri è l'ultimo insieme della Torah ad aver preso forma, ciò che oggi è
accettato da un grandissimo numero di ricercatori.
1 Le leggi supplementari nel
libro dei Numeri
L'introduzione del libro mostra chiaramente che i suoi editori hanno
voluto segnalare una differenza tra le leggi precedenti e quelle che si trovano
in Numeri.
Lev 27,34: “Questi sono i comandamenti che Yhwh prescrisse a Mosè per i
figli d'Israele sul monte Sinai”.
Num 1,1: Yhwh parlò a Mosè nel deserto del Sinai nella tenda del
convegno”.
Mentre i precetti del Levitico
sono stati dati a Israele sul monte Sinai, i precetti del libro dei Numeri sono
comunicati nel deserto. Questa rottura nella localizzazione suggerisce che le
leggi dei Numeri non sono collocate sul medesimo piano delle istruzioni
contenute nella rivelazione sinaitica.
Si può infatti dimostrare che le
leggi contenute in Num 1-10 sono complementari alla legislazione sacerdotale o
deuteronomica e avrebbero potuto essere inserite nei libri dell'Esodo, del
Levitico e del Deuteronomio. L'esigenza di allontanare dal campo ogni persona
“lebbrosa” (5,1-4) è complementare a Lev 5,14-26; l'ordalia in caso di sospetto
adulterio (5,11-31) rappresenta una specie di supplemento alle leggi
sull'adulterio in Dt 22,13-29, anzi un'interpretazione di Lev 20,10 che prevede
la pena di morte. La legge sul nazir in Num. 6 non ha altri equivalenti
nella Torah. (solo Giudici 13,5.7; 16,17; 1Sam 1,22; Amos 2,12 menzionerebbero
dei Nazirim). Num 6 vuole dunque precisare lo statuto e i doveri di
queste persone prendendo a prestito delle prescrizioni indirizzate ai sacerdoti
in Lev 10,9; 21,5-11; le leggi di purificazione in 6,13-20 si basano su Lev
12-15. Le offerte per la dedicazione del santuario in Num 7 si inscriverebbero
in modo più logico tra Esodo 40 e Lev 8-9 (Num 7,11 rinvia d'altra parte esplicitamente
a Es 40, mentre l'ultimo versetto, 7.89, fa allusione a Lev 9. Le prescrizioni
sul candelabro in Num in 8,1-4 avrebbero dovuto trovarsi dopo Es 25,31-39 o
37,17-24. Le istruzioni per la consacrazione dei Leviti in Num 8,5-26 avrebbero
potuto essere inserite dopo Lev 8-9 (consacrazione dei sacerdoti).
L'abbassamento dell'età d'entrata in funzione a venticinque anni (Num 8,24) è
una correzione di Num 4,3. 23.30 dove l'età prevista è 30 anni. Num 9,1-14,
finalmente, contiene delle prescrizioni supplementari circa la festa di Pasqua,
per il caso in cui qualcuno si trovi in situazioni d'impurità o in trasferta,
precisazioni che si sarebbero dovute leggere dopo Es 12. Questo breve percorso
mostra che il raggruppamento delle prescrizioni complementari nella prima parte
del libro dei Numeri non può spiegarsi che attraverso il fatto che i libri
dell'Esodo e del Levitico e del Deuteronomio erano già “chiusi” e non potevano
più accogliere nuove aggiunte alla Torah. La stessa osservazione si applica
alle prescrizioni dell'ultima parte del libro; il caso sembra un po' differente
per le leggi integrate nel ciclo delle ribellioni, che rivestono una funzione
quasi “halachica” in relazione ai racconti che esse accompagnano.
2 Il ciclo delle ribellioni in
Num 11-20 e l'origine della tradizione delle rivolte nel deserto
Un certo numero di tradizioni narrative sul
soggiorno nel deserto e l'occupazione della Transgiordania in Num 11-21 hanno
dei paralleli, sia in Es 16-18 sia in Dt 1-3, il che pone la domanda difficile
e vivamente discussa della dipendenza letteraria di questi racconti. Senza
riprendere in dettaglio questo dossier, si può innanzitutto sottolineare che Dt
1-3 non riporta nessun episodio di ribellione nel deserto, a parte il racconto
del popolo che si rifiuta di conquistare il paese (Dt 1,9s) Num 13-14, il quale
sembra piuttosto legato alla tradizione dell'occupazione della Transgiordania.
Ciò significa che Dt 1-3, il cui strato di base appartiene all'edizione del
libro del Deuteronomio all'epoca babilonese, non menziona o non conosce
tradizioni negative del soggiorno del popolo nel deserto. Nel ricordo del
deserto in Dt 8 questo non appare ancora come un tempo di rivolta, ma come un
tempo un tempo di messa alla prova. Thomas Dozeman ha dimostrato che i ricordi
del tempo del deserto nel libro di Osea non presupponevano la tradizione
negativa del Pentateuco ma che l'utilizzo metaforico del deserto era il punto
di partenza di elaborazioni narrative ulteriori. Nello stesso senso, Geremia
2,1-3 conosce una tradizione positiva del deserto, luogo dell'amore perfetto
tra Yhwh e Israele.
Come io ho provato di dimostrare altrove, anche il racconto nel deserto
di Es 15,22-18,27* hanno, nella loro forma primitiva, una visione positiva.
Essi insistono sulla protezione di Yhwh in favore del suo popolo, senza che
siano in questione rivolte di quest'ultimo. Anche l'introduzione di 15,22-27,
chiaramente post-sacerdotale nella sua forma attuale, essa contiene – secondo
l'analisi di Erik Aurelius – una eziologia più antica della località di Mara
(vs 22-23.27), non legata a delle rivolte del popolo. Quanto al racconto
sacerdotale della scoperta della manna da parte del popolo in Es 16, è stato
riconosciuto da molto tempo che l'accusa della disobbedienza del popolo di
fronte alle leggi divine (vs 28-29) costituisce un'interpolazione in stile dtr,
interrompendo il racconto sacerdotale (vs 27.30). Le lamentele del v 2 non sono in origine
comprese come rivolte, ma come mezzo per sottolineare il bisogno di cibo.
L’interpretazione dell’insoddisfazione del popolo come rivolta, al v 3, è
chiaramente secondaria e il racconto primitivo di Es 16, la cui ricostruzione
esatta resta difficile, non costituisce quindi in nessun modo una storia di
rivolta. L'analisi di Es 17, 1-7* porta allo stesso risultato: la narrazione
primitiva racconta come Dio ha dato da bere al suo popolo dopo averlo nutrito.
I racconti di Es 15-17 riflettono dunque innanzitutto, come Osea e Geremia, una
tradizione positiva della relazione tra Yhwh e Israele durante il soggiorno nel
deserto. La trasformazione di questi testi in racconti di rivolta, e anche se
questi costituiscono il cuore narrativo di Numeri, non si verifica che verso la
fine del quinto secolo prima della nostra era. Bisognerebbe certo analizzare
anche i riferimenti alle rivolte in certi Salmi e “riassunti storici” (in
particolare: Giosuè 24,7; Neemia 9,19-21; Salmo 78,15-41; Salmo 95,8-11; Salmo
105,40-41; Salmo 106,13-15), ma questi testi non sono mai datati prima
dell'epoca persiana.
I racconti di rivolta sono riuniti in Num 11-20, la morte di Miriam e di
Aronne in Num 20 segnando una prima conclusione. La narrazione del serpente di
rame (21,4-9), che non contiene altre rivolte precise ma una messa in dubbio
dell’Esodo, è stato senza dubbio concepito dopo come conclusione delle rivolte
precedenti, benché si trovi all'interno dei racconti di conquista. Il racconto
di Baal-Peor in Num 25 non è più un racconto di rivolta ma un racconto
d'apostasia, situato nel paese di Moab.
Il ciclo della rivolta è strutturato in modo concentrico:
Num 11, 1-3 introduzione e
riassunto: Collera di Yhwh e intercessione di Mosè
11,4-34: nutrimento: rivolta di
Mosè contro Yhwh
12: rivolta contro Mosè
13-14 rivolta contro il progetto
divino (conquista, ritorno in Egitto, intercessione di Mosè)
16-17 rivolta contro Aronne
20, 1-13 acqua; rivolta di Mosè
(e Aronne) contro Yhwh
Num 21,4-9 conclusione: rivolta
contro Mosè e Dio; intercessione di Mosè.
L'introduzione (11,1-3) come 21,4s, insiste sull'intercessione di Mosè,
il quale si trova anche al centro della composizione. 11,4s e 20,1s si fanno
eco; Il motivo delle rivolte è legato al cibo, anzi alla mancanza d'acqua; nei
due testi, Mosè si rivolta inoltre contro Yhwh, in Num 11 in modo esplicito, in
Num 20 in maniera implicita. Num 12 riporta la messa in discussione
dell'autorità di Mosè, mentre Num 16-17 descrive la contestazione del
sacerdozio aronnideo. Questi racconti fanno da cornice a Num 13-14, dove il
progetto stesso dell'esodo e della conquista è rigettato dal popolo. La
narrazione degli esploratori gioca così un ruolo centrale per l'intelligenza
del libro dei Numeri, sia sul piano sincronico ehe sul piano diacronico
(Achenbach parla d'un testo-chiave per la redazione del Pentateuco). Si
potrebbe forse raggiungere un certo consenso intorno all'idea che questo ciclo
è un prodotto dell'epoca persiana. E che riflette dei conflitti legati
all'organizzazione politica e cultuale del giudaismo nascente. I racconti di
contestazione di Aronne legittimano il potere sacerdotale, allorché altri
racconti sembrano voler affermare la superiorità di Mosè in rapporto ad Aronne,
e così limitare il potere del sacerdozio. Sul piano letterario, Num 11-20 crea
un ponte tra il Sinai e la proclamazione del Deuteronomio nelle steppe di Moab.
Da una certa maniera, l'insistenza sulla disubbidienza del popolo (e talvolta
anche dei suoi capi) anticipa un tema centrale della storia deuteronomista,
che, dopo la decisione di stampare un Penta-anzi un Esateuco, non faceva parte
del documento fondatore.
Come si spiega la formazione di questo ciclo?
3 Quale modello redazionale
per il libro dei Numeri?
Nel suo rendiconto delle pubblicazioni recenti sul libro dei Numeri,
Ludwig Schmidt sottolinea deluso che non ha importanza quale teoria sulla
formazione del libro possa essere apparentemente difesa oggi: la situazione gli
sembra più che caotica. Mi sembra che si possa sdrammatizzare. Grosso modo, tre
modelli sono possibili: (a) la teoria documentaria, (b) una teoria di più
redazioni tardive, (c) un modello di “aggiornamenti” e supplementi successivi,
quello che Noth aveva già considerato. Il primo modello si scontra a mio avviso
con troppe difficoltà, in particolare nella ricostruzione delle antiche fonti e
nella messa in discussione della presenza di testi P nel libro dei Numeri. Il
secondo modello è stato recentemente difeso da Achenbach che vede – seguendo
Otto – il libro dei Numeri come il risultato di una redazione dell'Esateuco, la
quale sarebbe stata in seguito corretta da una redazione del Pentateuco. Le due
redazioni che intervengono anche negli altri libri del Pentateuco e che
integrano talvolta delle tradizioni più antiche (come Num 13-14*; 21*),
cercando di adattare il documento sacerdotale al libro del Deuteronomio (e al
libro di Giosuè). La specificità dei Numeri si situa – secondo Achenbach –
nell'intervento di tre revisioni teocratiche all'origine della maggior parte
dei materiali contenuti in Num 1-10 e 26-36 e che creano così il “libro” dei
Numeri. Questi redattori cercano di imporre una organizzazione ierocratica alla
comunità del Secondo Tempio, sotto il governo del Sommo Sacerdote, rappresentato
in Num dalla figura di Eleazaro. Il lavoro di Achenbach ha il merito d'aver
preso in conto la totalità del libro e di proporre una teoria globale per la
sua formazione. Mi sembra tuttavia che questa teoria sia talvolta applicata in
maniera troppo rigida, e che essa dovrebbe essere modificata lasciando maggior
spazio a degli interventi puntuali e ai supplementi che non possono essere
attribuiti a uno strato redazionale che copre l'insieme del libro, anzi del
Pentateuco o dell'Esateuco.
Noi abbiamo già visto che l'organizzazione delle leggi in Num 5-10 può
essere spiegata mediante aggiunte successive. Allo stesso modo, certi racconti
non si lasciano per niente qualificare da “redazione dell'Esateuco” o da
“redazione del Pentateuco”. Mi sembra che la narrazione della infusione dello
spirito di Mosè sui 70 anziani in Num 11, sia un racconto abbastanza unico nel
libro dei Numeri, prossimo agli ambienti profetici, carismatici dell'epoca
persiana (cfr Es 44,3; Ez 36,27; 39,29; Gioele 3,1-2). Questo racconto che
rivendica una “dimostrazione” della profezia è stato prontamente corretto in
Num 12, che stabilisce una differenza qualitativa tra Mosè e tutti i profeti
(12,6-8); questa affermazione prefigura in effetti Dt 34,10-12, versetti che
possono essere attribuiti a un “redattore del Pentateuco”. Ma, nello stesso
tempo, Num 12 mediante Mosè e come in Gen 37ss legittima i matrimoni misti,
facendosi così portavoce degli interessi della diaspora.
Lo stesso per la pericope di
Balaam che contiene degli oracoli a forte tenore escatologico non corrisponde
per niente alle preoccupazioni dei redattori rilevati da Achenbach. Sarebbe
senza dubbio più giudizioso attribuire l'inserzione di Num 22-24 ad un altro
ambiente.
Gli ultimi capitoli del libro fanno ugualmente pensare a degli aggiornamenti
successivi. Secondo Acherbach, la prima redazione (quella dell'Esateuco) si
conclude in Num 25,1-5, e avrebbe così fatto il legame, mediante Baal-Peor, con
il Deuteronomio (cfr Dt 3,29; 34,6) e, mediante Sittim, con Giosuè 2,1. Ma,
Acherbach deve ammettere che gli manca la fine primitiva del racconto, che
sarebbe stata perduta dopo l'aggiunta dei versetti 6s, da un redattore
teocratico. Questa teoria appare assai speculativa e ci si può chiedere se non
ci siano state durante la formazione del libro più edizioni che offrivano
finali differenti. Num 27, 12-13 (l'insediamento di Giosuè e l'annuncio della
morte imminente di Mosè) potrebbero costituire una prima conclusione del libro.
Questo testo prelude a Dt 31* che lo corregge; i due racconti dell'insediamento
di Giosuè fanno da cornice quindi al testamento di Mosè. Lo stesso,
l'itinerario di Num 33,1-49 ricapitolando il percorso del popolo del popolo
fino all'arrivo nelle steppe di Moab dove il libro del Deuteronomio colloca il
discorso di Mosè, potrebbe essere stato aggiunto più tardi per concludere un
libro dei Numeri allargato. L'aggiunta di Num 36, che ritorna sulla questione
delle figlie di Zelofcad, conferma l'idea di aggiunte successive giacché questa
attualizzazione di di Num 27 non è stata collocata direttamente dopo il testo
al quale essa si riferisce. La conclusione definitiva in 36,13 riprende la fine
del Levitico, aggiungendo solo la localizzazione nelle steppe di Moab.
Bisognerebbe, per tutte queste ragioni, ammettere una certa quantità di
attività editoriali limitate al solo libro dei Numeri. E ciò soprattutto se, al
momento della nascita del libro, Gn-Lev e Dt avevano già acquisito uno statuto
protocanonico.
LEVITICO E NUMERI NEL DIBATTITO ATTUALE SUL PENTATEUCO
Un altro cantiere aperto è quello delle origini delle differenti
tradizioni del libro dei Numeri. Mi sembra pure che l'idea di rivolte continue
del popolo nel deserto, non sia un dato tradizionale ma, che sia stato creato
dagli autori del libro a partire da una tradizione positiva dell'incontro tra
Yhwh e Israele. Il solo racconto “tradizionale” è quello degli esploratori in
Num 13-14, originariamente legato alla tradizione d'una conquista, più
precisamente l’occupazione della parte Nord della Transgiordania di cui parlano
i racconti doppiamente trasmessi in Num 20,14s; 21,10s; e in Dt 2,1-3,1. La
visione tradizionale secondo la quale DT 2-3 riassume i racconti di Num non può
essere mantenuta ma, è ugualmente difficile rovesciare la relazione di dipendenza,
cme ha dimostrato Dozeman nella sua discussione su Num 20-21 e Dt 2-3. Dietro a
questi racconti si trova forse una collezione di leggende relative alla
conquista d'una parte della Transgiordania sotto la direzione di Mosè, alle
quali si sono ispirati dapprima gli autori di Dt 2-3, dopo i redattori di Num
20s. È possibile che l'espressione “rotolo delle guerre di Yhwh” (Num 21,14)
faccia allusione a una di quelle collezioni di racconti. Nel libro dei Numeri,
la serie delle vittorie d'Israele inizia curiosamente all'interno della terra
promessa, ad Arad (Num 21,1-3) anzi nel Negev. Questa idea è contraria
all'ideologia dtr secondo la quale la conquista della Cisgiordania non può
iniziare che dopo la traversata del Giordano. La data e la provenienza di questa
notizia sono difficili da determinare. Essa interrompe chiaramente (con 21,4-9)
il filo narrativo che va dalla morte di Aronne, in 20.22-29. a 21,10s e non è
attestata in Dt 2-3, contrariamente alle operazioni trangiordaniche di Mosè
delle quali si discute in Num 20,14-29 e 21,10-35. Si può allora pensare che il
passo di Num 21,1-3 conservi la tradizione d'una conquista di Mosè nel Sud
della Giudea, a meno che non si tratti semplicemente d'una costruzione
letteraria destinata a correggere la sconfitta militare di Corma in Num
14,40-45. Non c'è alcun dubbio che gli autori e i redattori dei Numeri hanno
conosciuto più tradizioni di quelle che riportano in dettaglio. L'esempio
migliore è l'allusione alla moglie etiopica di Mosè in Num 12,1, che riflette
apparentemente una leggenda popolare della diaspora egiziana sulle imprese di
Mosè in Etiopia. Ma questo dossier non può essere aperto qui.
Benché il libro dei Numeri sia lontano dall'aver rivelato tutti i suoi
segreti, la ricerca recente, ha nondimeno riscoperto l'importanza decisiva per
l'intelligenza del Pentateuco, o per dirla con Douglas: “Numeri completa gli
altri libri (del Pentateuco) presentando un coerente mitico sfondo per la
situazione politica di Giuda dopo l'esilio”.
IV CONSEGUENZE PER IL DIBATTITO
ATTUALE SULLA FORMAZIONE DEL PENTATEUCO
Per concludere, amerei sottolineare molto brevemente tre punti che
meritano una discussione.
Della relativa indipendenza dei
rotoli del Pentateuco
È già stato sottolineato che la ripartizione della Torah in cinque libri
non è semplicemente dovuta a delle considerazioni pratiche. Contrariamente ad
una opinione molto diffusa, bisognerebbe porsi la domanda di sapere se la
divisione in libri ha veramente costituito una delle ultime operazioni che
hanno presieduto la nascita del Pentateuco. È possibile che l'ultima parte
dello scritto sacerdotale (Lev 1-16*) sia stato scritto subito su un rotolo a
parte, rotolo all'origine del libro del Levitico. È anche possibile che il
Deuteronomio sia stato consegnato su un libro indipendente o su un libro che
raggruppava Deuteronomio e Giosuè. Bisogna allora domandarsi se Numeri non sia
stato concepito subito come l'ultimo libro del Pentateuco, permettendo di
gettare un ponte tra Gen -Lev e Dt. Questa rappresentazione, secondo la quale
la Torah sarebbe esistita fin dall'origine sotto forma di diversi rotoli,
potrebbe rimettere in discussione la necessità di spiegare la formazione della
Torah con l'aiuto di un modello unico.
2 Della diversità dei modelli
diacronici
Si
sa che la teoria documentaria è stata sviluppata a partire dallo studio della
Genesi e dalla prima parte dello studio dell'Esodo. In questi insiemi, la
teoria di una combinazione di uno scritto sacerdotale con altri documenti
sembra essere adeguata (c’è d'altra parte un certo consenso nella ricostruzione
dello scritto sacerdotale in Gen – Esodo). Questo modello sembra meno
pertinente per spiegare la pericope del Sinai e soprattutto il libro del
Levitico. Qui bisognerebbe lavorare con una teoria dei complementi spiegando la
formazione dei libri nel quadro di riedizione interne all'ambiente sacerdotale.
Questo stesso modello si applica senza dubbio al Deuteronomio nel quadro d'un
lavoro di scrittura della scuola deuteronomista. Il libro dei Numeri chiama il
modello diacronico il più complesso, mettendo insieme una teoria dei frammenti
e degli “aggiornamenti” puntuali con un modello redazionale - secondo il quale
gli ultimi redattori del Pentateuco (anzi dell'Esateuco) – non sono
semplicemente dei compilatori e archivisti ma, dei creatori e teologi,
preoccupati di fare in modo che la Torah diventasse lo scritto fondatore di
tutte le correnti del giudaismo nascente.
3 Dei libri da incontrare
Il Levitico e i Numeri sono i due
libri nei quali si esprime più chiaramente la specificità della Torah in
rapporto agli altri codici e documenti del Vicino- Oriente antico. In questi
libri prima di tutto, delle prescrizioni rituali, cultuali ed etiche diventarono
letteratura. Le attualizzazioni di testi o di tradizioni più antiche sono
peraltro esse stesse aperte a nuove interpretazioni. Ancora, è nel libro dei
numeri che il Pentateuco trova il suo vero compimento: la cucitura delle leggi
e dei racconti sottolinea il doppio insegnamento della Torah, mediante la
narrazione e i comandamenti. Il riscontro di differenti opinioni teologiche nel
medesimo rotolo rivela finalmente il senso profondo della Torah: dare un
fondamento comune senza imporre una ideologia uniforme.
Thoma Romer
Facoltà di Teologia
Università di Losanna
Svizzera
Traduzione Egidio Papetti